Resistenza Antibiotici! Stiamo diventando immuni?

Già da diverso tempo parliamo dell’uso malsano che si fa delle medicine e proprio in questi giorni la discussione torna alla ribalta grazie ad un servizio dell’ottimo team di Report, dove vengono mostrati alcuni dati e immagini “raccapriccianti” a riguardo.

Da Obama a Lorenzin, la politica mondiale non fa che evocare lo spettro dell’apocalisse antibiotica e il sopravvento di alcuni batteri che annienteranno la popolazione. Ma la politica, al di là degli annunci, cosa sta facendo, realmente, per sradicare il problema alla radice?

Esiste una vera consapevolezza da parte delle persone sugli usi e sui rischi che l’uso di antibiotico possono comportare? E’ solo colpa dei cittadini o anche dei medici che ne prescrivono troppi magari anche senza che servano realmente? Come mai le televisioni nazionali non informano i propri cittadini dei veri rischi?2943-antibiotici-ai-bambini-rischio-malattie-apparato-digerente_cover

Domande a cui forse non troveremo mai una risposta, forse per i troppi interessi nascosti.

Come dimostra il servizio, la diffusione dei batteri è veloce e interminabile a tal punto che risultano sempre maggiori i casi di infezione umana sulle quali non è possibile intervenire con antibiotico perché risultano inefficaci. Uno degli ultimi casi arriva dall’America, dove una donna è stata appunto infettata da un misterioso virus resistente a qualsiasi cura. Da lì la psicosi e il terrore di trovarsi di fronte ad un alto rischio di infezioni, a volte anche mortali.

Qual è il settore che più di tutti utilizza antibiotici? Quello alimentare.  Ed è proprio l’intestino degli animali ad essere la maggiore causa di infezioni virali, infatti come ormai risaputo, all’interno degli allevamenti intensivi si fa un uso più che massiccio di antibiotici, ai quali alcuni batteri presenti all’interno dell’intestino degli animali sono diventati immuni. L’allevamento intensivo in Italia riguarda 30 milioni di animali per un uso di 1300 tonnellate di antibiotici, uno dei più elevati d’Europa. Il giro d’affari è di 32 miliardi di euro per la produzione di carne e trasformati. Ecco, forse questo è tra i primi motivi per i quali non veniamo informati e soprattutto si continua a fare finta di niente.

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In Inghilterra, unico paese ad aver reso noti i primi risultati, è emerso un aumento di casi legati all’infezione da campylobacter, addirittura oltre i 500 mila casi all’anno. Ciò dimostra quanto sia importante condurre controlli mirati in tutti i negozi al dettaglio. A questo proposito per tutelare il consumatore la commissione europea ha aumentato i controlli su tutti i 28 paesi dell’Unione, peccato che a quanto pare ad oggi la carne infetta può essere tranquillamente esportata e dunque finire sulla nostra tavola.

Da studi effettuati in diverse parti dell’Unione il luogo perfetto per la diffusione del batterio sono gli allevamenti, soprattutto quelli di suini. Molti sono infatti i casi di allevatori affetti da stafilococco aureo.  In Olanda, dove fino a qualche anno fa l’uso di antibiotici era il più alto d’Europa, il batterio è stato scoperto addirittura 12 anni fa, ma dopo qualche caso di infezione, tutto è stato reso pubblico, invitando tutti gli allevatori a diminuirne l’uso fino al 70%. Invito diventato poi legge dello stato nel 2010.

Allevamento-maiali

Ma gli animali trovati positivi allo stafilococco, possono essere venduti?
Ebbene sì, non esistono restrizioni sulla vendita.

E in Italia?
L’ Italia, insieme a Spagna, Germania e Paesi Bassi, è tra i paesi che nel 2008 aveva il più alto tasso di animali malati. E allora perché l’istituto superiore della sanità fa orecchie da mercante?  Anche qui difficile darne risposta. Paura di creare psicosi? Attesa di dati certi? Forse. In qualsiasi caso sarebbe opportuno, riteniamo noi, effettuare sugli allevatori, sugli allevamenti e sugli animali controlli più mirati, per garantire a tutti la salute e per evitare inutili paure. Informazione prima di tutto.

Le immagini che scorrono poi ci portano a visionare un allevamento intensivo, poi scoperto essere quello di Amadori, conosciuto allevatore con sede in Romagna. Immagini forti che ritraggono maiali stesi a terra in situazioni a dir poco vergognose, topi ovunque e personale che orina al pochi metri dagli animali. Per dovere di cronaca ci sembra corretto riportare anche la replica dell’azienda alle immagini di Report, che in una nota dichiara quanto segue: “Le immagini sono state girate oltre 6 mesi fa, in una struttura datata compresa all’interno di un piano aziendale di ristrutturazione e che già oggi è completamente ristrutturata. Le riprese hanno in oggetto principalmente un locale isolato rispetto al resto della struttura, destinato al ricovero di animali..” 

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Sarà la verità? Certo è che pensando all’ormai irrisorio costo delle carni nei nostri supermercati più comuni, forse non sorprende vedere come vengono trattati e nutriti gli animali. La cosa è alquanto raccapricciante a nostro avviso e nonostante sia complicato dirlo,  la corsa al prezzo, difficilmente realizzabile da tutti, porta proprio alla mancanza di attenzione e all’uso sfrenato dei medicinali. E’ quindi colpa solo di una corsa al prezzo?

Non solo, probabilmente.

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Entrano in ballo anche le aziende farmaceutiche, che ovviamente hanno tutto l’interesse di mantenere alto il consumo di antibiotico. Ma come è possibile che gli animali assumano le stesse medicine che usiamo noi? Eh, bella domanda.

Analizzando poi l’uso dei farmaci in Italia si scopre che siamo uno dei paesi che li utilizza di più. Passiamo dalle 14 dosi ogni mille abitanti nella prov. di Bolzano, alle quasi 33 dosi della Campania.  Come giustamente si stupisce la Gabanelli, perché al sud dove il meteo è più caldo (almeno sulla carta) ci si ammala di più? Colpa del meteo, o forse, degli ospedali che ne prescrivono in dosi maggiori? Anche lo staff di report lascia aperte le porte ad ogni risposta.

Ma cosa si fa allora per contrastare quella che sembra un’epidemia già scritta? A Catania, canalizzatore degli studi italiani, stanno studiando proprio la causa di questa previsione, lo stafilococco aureus. (se volete saperne di più potete affidarvi a Wikipedia qui)

Come detto nell’intervista dalla dottoressa Stefania Stefani, lo stafilococco aureus è causa dell’11% delle infezioni che si possono prendere negli ospedali. 

Non esiste ad oggi un vero controllo da parte del ministero della salute sui rischi delle infezioni batteriche negli ospedali. Sono infatti tantissimi ogni anno i casi di decessi da infezione, proprio avvenute negli ospedali. L’Italia è tra i paesi a più alto rischio di epidemie d’Europa.

La colpa del disinteresse generale di chi è? Sentendo lo Stato, delle regioni. Sentendo le regioni, dello Stato. E quindi? Come spesso accade è il rimpallarsi le responsabilità che permette ai batteri di diffondersi senza alcuno stop.lavare-le-mani

Non esiste una vera catalogazione di ospedali buoni e ospedali cattivi. In tutti gli ospedali, da nord a sud possono esserci buone possibilità di contrarre questo tipo di infezioni. Lavarsi le mani può essere già un’ottima prevenzione, soprattutto, come spiegano nel servizio quelli di Report, dopo aver maneggiato carne cruda.

Il vero succo del video è la prevenzione che ognuno di noi può fare in casa propria. Mangiare bene, controllare bene tutte le etichette. Cuocere la carne e NON consumarla cruda. Stare SEMPRE attenti a lavarsi le mani dopo aver toccato carne cruda o alimenti. NON abusare di medicine quando non vi è una reale necessità.

Prima degli altri, pensiamo a come proteggere noi stessi, e di conseguenza, proteggeremo gli altri.

Ora, forse le immagini di Report sono eccessive, riportano un caso isolato e sono troppo allarmiste? Può darsi, ma noi crediamo che si stiano raggiungendo dei livelli a dir poco imbarazzanti. La carne fa male perché imbottita di antibiotici, il pesce è contaminato perché le acque sono inquinate, molta verdura nasce e cresce su terreni tossici. Ma…. Cosa finiremo per mangiare?

 Qui trovate il video completo di Report

Report Resistenza passiva

Resistenza Antibiotici! Stiamo diventando immuni? ultima modifica: 2016-05-31T09:52:29+00:00 da facciamolobio

2 pensieri riguardo “Resistenza Antibiotici! Stiamo diventando immuni?

  • 31 maggio 2016 in 16:54
    Permalink

    Cesena, lunedì 30 maggio 2016

    Oggetto: precisazioni in merito al servizio di Report andato in onda su Rai 3

    In seguito al servizio andato in onda su Report domenica 29 maggio su Rai 3, la nostra azienda è sconcertata per la visione assolutamente parziale e scorretta offerta dalla trasmissione rispetto al suo operato. Ritiene pertanto doveroso fornire una serie di precisazioni.

    – Le immagini all’interno dell’allevamento di suini sono state girate oltre 6 mesi fa, in una struttura datata compresa all’interno di un piano aziendale di ristrutturazione e che già oggi è completamente ristrutturata. Le riprese hanno in oggetto principalmente un locale isolato rispetto al resto della struttura, destinato al ricovero di animali che hanno manifestato dei problemi, come la legge prevede per ogni allevamento. Sono quindi immagini che non rappresentano in maniera veritiera il nostro sistema d’allevamento.

    – La presenza di topi in allevamento, specialmente nelle ore notturne, come evidenziato dalle immagini, è certamente un problema che impegna tutti gli allevatori: la nostra azienda investe notevoli risorse per mettere in atto piani di derattizzazione concordati e verificati regolarmente dalle ASL, ma è evidente che all’interno degli allevamenti di suini in piena campagna è difficile riuscire ad eliminare completamente la presenza di topi, anche se questo non ci impedisce di andare alla ricerca di metodi sempre più efficaci per ridurre al minimo il problema.

    – Indagheremo e prenderemo provvedimenti rispetto all’episodio non conforme adottato dall’operatore all’interno dell’allevamento riportato nel servizio e riverificheremo le procedure di controllo messe in atto per evitare il loro accadimento. Il caso è assolutamente isolato: sottolineiamo che esiste un piano di formazione ampio e strutturato che coinvolge tutti gli oltre 1.300 operatori del settore zootecnico, che lavorano con gli animali lungo l’intera filiera.

    – L’azienda ha attivato da anni un piano di investimenti significativo per rimodernare e ristrutturare gli allevamenti pre-esistenti, e adeguarli ai più recenti standard di benessere animale e di biosicurezza. Ribadiamo comunque che tutti gli allevamenti della nostra azienda rispettano le normative europee e italiane sul benessere animale, e sono sottoposti a controlli regolari effettuati da veterinari interni ed esterni all’azienda.

    – Per quanto riguarda gli antibiotici, ricordiamo che la nostra azienda ricorre al loro uso solo a scopo curativo, mai preventivo, e solo nei casi ove sia strettamente necessario, individuati in accordo coi veterinari, secondo i limiti e i vincoli imposti dalla vigente normativa. In casi di utilizzo di antibiotico, gli animali vengono avviati alla macellazione solo dopo il superamento del “periodo di sospensione”, cioè il tempo necessario affinché il farmaco sia smaltito prima che l’animale venga avviato alla macellazione e quindi al consumo, condizione che viene puntualmente verificata dai veterinari pubblici, sia in allevamento, sia in fase di macellazione. In ogni caso, la nostra scelta è quella di allungare sempre il tempo di sospensione richiesto dalla normativa.

    – Anche i risultati del Piano Nazionale Residui (PNR) del Ministero della Salute, piano di campionamento e analisi effettuato dalle Asl con lo scopo di verificare che i farmaci veterinari siano utilizzati correttamente secondo le norme nazionali e comunitarie, confermano che nelle produzioni zootecniche italiane non ci sono problematiche rilevanti per quanto riguarda residui di antibiotici pericolosi per l’uomo. Nella crescita dei nostri animali non utilizziamo antibiotici promotori della crescita: il loro utilizzo è vietato dal 1 gennaio 2006 su tutto il territorio europeo.

    La nostra azienda, contrariamente a quanto emerso dal servizio, è in realtà una delle eccellenze nel settore zootecnico italiano, e ha preso impegni che vanno anche oltre a quanto richiesto dalla normativa. Ad esempio, il nostro piano di riduzione degli antibiotici negli ultimi 3 anni ci ha consentito di ridurne l’uso nella filiera pollo e tacchino di circa il 50%. Siamo i primi in Italia nell’allevamento di polli all’aperto, con oltre 100 allevamenti in Puglia, abbiamo scelto di ridurre volontariamente la densità negli allevamenti di polli, in alcune nostre linee. Abbiamo un piano di formazione ampio e strutturato rivolto a tutti gli operatori: a partire da gennaio 2014 sono oltre 230 i dipendenti che hanno ottenuto il patentino europeo per il benessere animale, rilasciato in seguito al corso di formazione organizzato in collaborazione con le Asl e le Regioni.

    La redazione di Report è entrata all’interno degli allevamenti illegalmente, senza autorizzazione, ha contattato la nostra azienda solo dopo essere già entrata all’interno della proprietà privata: questa modalità di recupero di documentazione ci è sembrata fortemente scorretta e per questo abbiamo deciso di non rilasciare alcuna intervista. Avremmo volentieri affrontato queste tematiche con la redazione di Report, come facciamo regolarmente con chi ce lo chiede. Ma le modalità con cui sono state svolte le riprese, e l’impossibilità di intervenire in diretta, non ci hanno messo nelle condizioni di renderci disponibili in maniera fiduciosa.

    Siamo sconcertati dalla visione assolutamente parziale e scorretta del nostro operato rappresentata da Report, pertanto valuteremo eventuali azioni.

    La nostra azienda, dove tutti i giorni lavorano con impegno e passione oltre 7.400 persone, intende proseguire la propria attività in un’ottica di miglioramento continuo, di investimenti sul territorio e di attenzione al consumatore.

    La Direzione aziendale

    Risposta

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