Etichette sui prodotti. Le sai leggere?

Quante volte vi siete chiesti cosa vogliono dire tutte le sigle presenti nelle etichette dei prodotti?

Noi ce lo chiediamo sempre.

Pieni di curiosità di capire cosa mangiamo e cosa compriamo ci siamo informati per bene. E vogliamo aiutare tutti voi a decifrare tutte le sigle, per scegliere il meglio, per voi e per chi vi sta attorno.

Per anni moltissime aziende produttrici hanno nascosto dietro sigle più o meno decifrabili mille insidie. Di recente una normativa europea ha costretto gli etichettatori ad essere più chiari, per permettere a tutti di conoscere i componenti dei prodotti. Ma ancora non basta.

Meno ingredienti ci sono, meglio è.

Se volete davvero evitare di assumere e di comprare cibi potenzialmente dannosi, oppure non realmente naturali come lo descrivono è necessario leggere ogni etichetta. Non siate pigri, ne va della vostra salute. 

L’etichettatura dei cibi deve rispondere a criteri ben definiti da alcune normative europee. Per questo è stato creato un organo di controllo chiama Efsa, chiamato a fornire pareri scientifici e informazioni sui rischi esistenti ed emergenti connessi alla catena alimentare. Il regolamento europeo (n. 1169/2011) prevede entro dicembre 2016 la piena entrata in vigore.

Quanti di voi trovano di difficile lettura le etichette? Sappiate che non siete soli. 

Si stima che quasi la metà dei consumatori europei dichiari di trovare difficoltà nel comprendere realmente i dati nutrizionali dei prodotti, sopratutto perché è stato appurato che un consumatore non perde più di 6 secondi per scegliere un prodotto. Per questo la nuova normativa prevede nozioni più chiare e maggiore facilità di comprensione, soprattutto sulla presenza di eventuali allergeni, pericolosi per l’organismo.

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Fino a qui tutto bene…… Peccato che abbia abolito l’obbligo di indicare la produzione di un alimento. Per fortuna lo stato italiano sta cercando di reintrodurre l’obbligo di indicare con precisione il luogo di produzione. MA VARREBBE SOLO PER I PRODOTTI ITALIANI.

Da cosa è composta la tabella nutrizionale presente nell’etichetta?

Sostanzialmente da 6 fattori. Valore energetico, grassi saturi, carboidrati, proteine, zuccheri e sale. Alleghiamo un piccolo esempio della tabella.

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La prima interessante novità sta nell’obbligo di non poter scrivere i dati in caratteri troppo piccoli. Qualora il prodotto presenti allergeni, l’informazione deve essere messa in evidenza, e non nascosta. Per la gioia di tutti, soprattutto in questo periodo dove l’olio di palma è sotto accusa, scompare l’informazione generica “oli vegetali”

Le aziende dovranno indicare con precisione che tipo di olio viene utilizzato.

Anche la parola sodio sarà sostituita da una più chiara parola sale. Come dicevamo poco fa il regolamento abolisce l’obbligatorietà di indicare la sede di produzione, ma un disegno di legge italiano vuole reintrodurlo.
Sarà possibile anche conoscere con esattezza l’origine dell’ingrediente principale, questo grazie a bandiere, scritte o disegni sull’etichetta.

Ma come si fa a decifrare tutte le voci? 

Se non volete passare una giornata al supermercato cercando termini su Google, imparate poche e importanti parole chiave. Quando si parla di denominazione di vendita si intende il nome con il quale quel prodotto è conosciuto. L’elenco degli ingredienti deve essere riportato in ordine decrescente, quindi da quello maggiormente presente a quello che lo è meno. Quando trovate la scritta “può contenere tracce di….” fate attenzione, con molta probabilità si parla di allergeni. Se trovate scritti slogan che mettono in luce le qualità del prodotto, non preoccupatevi, dovranno corrispondere a verità.

L’origine, la provenienza e il luogo di ultima trasformazione sono obbligatorie per carne, frutta e verdura, se non ci sono, non comprate nulla.

Se c’è scritto BIO fidatevi solo del bollino.

Ma non basta, deve essere indicato anche il codice relativo all’ente certificatore.

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Non è obbligatorio indicare uso e conservazione, a meno che non siano prodotti facilmente deperibili. Controllate sempre la data di scadenza. La frase “da consumarsi preferibilmente entro il ….” indica la data entro cui il prodotto mantiene le sue capacità nutrizionali. Mentre la dicitura “da consumarsi entro il ….” indica che trascorsa quella data, il prodotto inizierà a deteriorarsi. E’ quindi importante capirne le differenze.

Diventa obbligatoria la tabella indicante il valore nutritivo, come mostrata in precedenza. Se il prodotto contiene Ogm è obbligatorio indicarlo. Nelle nuove etichette sarà mostrato il contenuto netto di prodotto, sia che lo stesso sia liquido o solido. Verrà indicato il nome del produttore e anche di chi ha confezionato il prodotto se diverso.

In tempi dove la raccolta differenziata è sempre più importante, l’etichetta ci viene in aiuto. Questo per capire in quale cestino bisognerà buttare la confezione e per comprendere dove viene conservato il prodotto.

Ecco le sigle che potete trovare:

CA – Cartone
AL – Alluminio
VE – Vetro
PET – Polietilene
PS – Polistirolo

Attenzione al codice seguito dalla lettera L, ne indica il lotto di produzione, unico strumento per capire da quale prospetto produttivo arriva l’alimento.

Fidatevi solo del prodotti italiano, solo così facendo sarete in grado di tracciare la filiera del prodotto, e cioè il percorso che lo stesso fa prima di arrivare alla sua realizzazione finale. Solo in questo modo potete essere sicuri di sapere cosa state per mangiare. Grazie alla tracciatura si è in grado di ritirare grossi quantitativi di prodotto quando viene riscontrato essere dannoso per la salute (ultimamente capita spesso purtroppo, provate a pensare alla mucca pazza). Qualche settimana fa abbiamo parlato di come riconoscere le carni, se ve lo siete perso, lo trovate qui.

Siamo sicuri che il “made in Italy” sia una garanzia?

Possiamo stare abbastanza tranquilli. Qualora venga riscontrata una falsa attestazione di prodotto interamente prodotto in Italia, si incorre in sanzioni piuttosto salate.

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Oltre alla qualità made in Italy, fidatevi anche dei marchi Dop o Bio. Ma attenzione alle differenze. 

Bio viene indicata per lo più per i prodotti agricoli, e garantisce che gli animali grazie a cui vengono prodotti formaggi, carni, ecc siano di origine biologica, senza coloranti. Il Dop, invece, indica la denominazione di origine protetta, ovvero cibi soggetti a norme molto stringenti che controllano l’origine delle materie prime di cui è composto e tutte le fasi della produzione.

Ma a quali sigle dobbiamo stare più attenti?

Sono gli additivi il vero pericolo per la nostra salute. Spesso nascosti sotto sigle.
Gli additivi rendono più bello ai nostri occhi un prodotto, aumentandone la conservabilità, e quantità eccessive di queste miscele possono essere pericolose per il nostro organismo. Tutti gli additivi vengono riconosciuti da un codice seguito da E e da 3 numeri.

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Soprattutto per i vostri figli, evitate le cose troppo colorate come il gusto puffo in gelateria! Pensate davvero esista qualcosa di così azzurro in natura?

Ci sono additivi più pericolosi di altri, che andrebbero evitati. Evitate anche i prodotti che per lo più sono composti da zuccheri!

Quelli da evitare sono:

nitriti e nitrati (E249, E250, E251, E252)
Si trovano soprattutto nella carne in scatola e negli insaccati, e servono a mantenere l’aspetto del prodotto più appetitoso, fornendo un azione antimicrobica e antisettica. Potrebbero con il calore trasformarsi in nitriti e ostacolare l’attività cardiovascolare.

solfiti e anidride solforosa (da E220 a E228)
Sono presenti soprattutto in bibite a base di frutta e bevande gassate. Assunte spesso possono provare irritazione gastrica, reazioni allergiche e alterazioni vitaminiche.

mono e digliceridi degli acidi grassi (E471)
Sono prodotti emulsionati presenti in prodotti da forno e pasticceria e quelli vegetali sono ricavati da olio di palma o cocco, mentre quelli animali da scarti di macellazione.

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aspartame (E951)

E’ uno dei dolcificanti più usati, e anche a piccole dosi può danneggiare il sistema immunitario.

Glutammato di sodio (E620, E621)
Secondo alcuni studi, assunto in eccesso, può portare a disturbi neurologici e comportamentali.

tartrazina (E102)
Usato per colorare le caramelle, snack e bevande questa sostanza è stata accusata di portare i bambini a deficit di attenzione. 

polifosfati (E450, E451, E452)
Usati soprattutto nei formaggi da fondere e nel prosciutto cotto impediscono all’organismo di assorbire in maniera regolare il calcio. 

Oltre agli additivi il vero pericolo per la vostra salute deriva dagli zuccheri, ne abbiamo parlato ampiamente qui. Attenzione alle scritte generiche oli vegetali o grassi animali. Spesso nascondono olio di palma, cocco, cotone o colza, e il loro consumo eccessivo porta a problemi cardiovascolari. Tenete lontano il killer bianco, lo zucchero, il suo uso eccessivo porta a obesità e diabete. Può nascondersi sotto il nome di saccarosio,
zucchero invertito, sciroppo di glucosio, sciroppo di fruttosio concentrato, sorbitolo, destrosio e fruttosio.

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Le etichette possono essere la carta d’identità dei prodotti che consumiamo, per questo saperla leggera in maniera corretta ci aiuta a vivere in maniera più sana e in salute. Non fidatevi mai degli slogan e leggete bene ogni minima parte della confezione. Meno sono gli ingredienti, minore è la possibilità che vi venga nascosto qualcosa di poco salutare.

Scegliete italiano, scegliete il prodotto biologico e scegliete con cura ciò che mangiate.

Etichette sui prodotti. Le sai leggere? ultima modifica: 2016-10-22T12:54:49+00:00 da facciamolobio

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