Certificazioni Bio. Business o qualità?

Il mercato del biologico negli ultimi anni ha subito un’impennata che nessuno si sarebbe aspettato. Per alcuni è diventato un vero e proprio business, con la B maiuscola. Tale incremento porta i produttori a ricercare una maggiore qualità nella creazione o nella trasformazione dei prodotti. Pensate che l’Italia è al sesto posto nel mondo per consumo e produzione di prodotti biologici. 

Come avvengono le produzioni biologiche?

Chi è davvero sicuro che un prodotto certificato bio, poi lo sia davvero?

In questi giorni, come alcuni di voi sapranno, siamo stati alla fiera Sana, di Bologna, una fiera incentrata sui prodotti naturali per bellezza e nutrizione. Tra i tanti stand abbiamo trovato persone un pò “scocciate” per la famosa certificazione bio che molte aziende hanno ottenuto in maniera non proprio “naturale”.

Rientrati a casa, abbiamo approfondito la questione, scoprendo che le certificazioni non sempre, avvengono, in maniera così approfondita come ci aspetteremmo che fossero.

A dir la verità la cosa ci ha sorpreso, almeno inizialmente, ma man mano che il discorso si approfondiva, iniziavano a sorgere i primi dubbi. Cerchiamo quindi di analizzare bene il processo di certificazione in Italia e all’estero.

Come si ottengono le certificazioni?

Un’azienda che ha intenzione di commercializzare o produrre prodotti agricoli biologici sa perfettamente che per rientrare all’interno delle regole vigenti in Italia dovrà subire un lungo processo di controllo. Non basta coltivare in maniera conforme al regolamento europeo, ma deve sottostare anche a regole restrittive sull’etichettatura del prodotto, indicando tutti i dati essenziali per il riconoscimento dello stesso.

Per poter produrre prodotti biologicamente conformi è necessario inizialmente un periodo di due anni, dove in qualsiasi momento si può essere soggetti ad ispezioni da parte degli organismi di controllo. Analizzeremo più avanti quali sono gli organismi.

Ogni organo di controllo ha delle regole e dei protocolli. In quasi tutti i casi per prima cosa si invia una richiesta di avvio alle pratiche di produzione biologica diretta agli uffici regionali o al Ministero delle Politiche Agricole e Forestali nel caso siano aziende importatrici.

Una volta ricevuta la richiesta gli organi preposti effettueranno alcuni sopralluoghi (non sempre vengono effettuati) per controllare l’effettiva pratica di coltivazione, come da Regolamento CE 2092/91.

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A seguito delle ispezioni viene redatto un documento che sarà poi sottoposto ad una commissione che valuterà il giudizio di idoneità o meno. A seguito di giudizio positivo l’azienda viene inserita nell’elenco delle aziende controllate. Ciò comporta che più volte nell’arco dell’anno, il terreno e il prodotto, vengano controllati per verificare che gli stessi mantengano il grado di mantenimento delle condizioni che lo hanno portato ad essere idoneo.

Superati i controlli, l’azienda diventerà a tutti gli effetti conforme alla produzione biologica, e sarà quindi autorizzata ad apporre l’etichetta sulle confezioni di vendita.

La certificazione non vale assolutamente per i prodotti che contengono organismi geneticamente modificati (OGM). Oltre a questo non sono utilizzabili sementi o materiali che non siano coltivati con metodologia biologica. Quindi per produrre biologico, è necessario avere materie prime anch’esse certificate.

Secondo le regole tutte le etichette biologiche devono riportare il nome dell’ultimo soggetto che ha “toccato” il prodotto, produttore, addetto alla trasformazione o venditore, nome o codice dell’organismo di controllo, oltre, ovviamente al logo biologico europeo e nazionale.

Per l’azienda, quindi, ottenere la certificazione è un procedimento complesso che dura 2 anni.

Cosa succede in Europa?

Il mercato americano, precursore di molte tradizioni divenute poi europee, sta correndo verso una linea piuttosto anomale. Quasi tutti i marchi a produzione biologica sono grosse multinazionali quali Kellogg, General Mills and PepsiCo. Sono quindi le grosse aziende a decidere quali siano i valori minimi per ottenere la qualifica di azienda bio. Provate ad immaginare il perchè…..

Ci sono infatti additivi non biologici essenziali ai fini della lavorazione di alcuni prodotti come ad esempio il bicarbonato, ingredienti come la carragenina, uno dei tanti addensanti presenti sul mercato, il cui uso dal punto di vista della salute è ancora molto controverso. Oppure l’inositolo, materiale sintetico che è comunque ottenuto mediante procedimenti chimici.

Negli Stati Uniti alcuni produttori di alimenti biologici hanno deciso di rifiutare l’uso dell’etichetta “bio” sui loro prodotti, una battaglia nobile, ma probabilmente poco efficace. Una volta aumentato di gran lunga la richiesta di biologico, solo le grosse multinazionali possono soddisfare tale richiesta, rimanendo perciò leader di un mercato che loro stesse valutano.

Per noi europei è quindi molto importante osservare come si muovono in quel tipo di mercato. La globalizzazione ci spingerà verso eventi simili?

Sicuramente con il possibile avvento del TTIP le probabilità sono maggiori.

Ma cos’è il TTIP? 

Il TTIP è un trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico con l’intento di modificare i regolamenti e gli standard e di abbattere costi doganali tra Europa e Stati Uniti. Questo ovviamente, oltre a favorire le grandi multinazionali, abbasserà il valore del biologico italiano, incapace di sopravvivere ad una lotta di prezzi con concorrenti “sleali” e di gran lunga più potenti.

Oltre a questo rischieremmo l’arrivo di prodotti dal continente americano, certificato biologico, ma che di biologico non abbia nulla, o quasi. Nessun altro paese nel mondo ha regole tanto stringenti sul biologico quando l’Italia. Questo ovviamente è sinonimo di qualità, ma anche di costi di produzione più alti.

Come si coltiva biologico?

Il metodo bio consente di produrre alimenti utilizzando pratiche per lo più sostenibili, preservando la biodiversità e l’impoverimento del suolo, ruotando le coltivazioni, selezionando specie e varietà resistenti a malattie, parassiti ed erbe infestanti.

Questo è dovuto, nella maggior parte dei casi, da un uso di pesticidi molto ristretto. 

ATTENZIONE, ristretto non vuol dire vietati. Ma sono comunque sinonimo di qualità e di genuinità.

Molti, però, sostengono che tutti gli alimenti commercializzati in Italia, e in Europa, siano quasi tutti al di sotto delle soglie minime per la garanzia di genuinità e qualità. Viene quindi ritenuto infondato marchiare un prodotto bio, quando sia per produzione, sia per consumi, non ha grosse differenze da un prodotto certificato biologico.

I prodotti, certificati e non, avrebbero lo stesso apporto qualitativo di nutrienti.

Quindi, conviene davvero la garanzia di una certificazione?

Approfondendo il tema in rete abbiamo ritrovato una bella intervista di un agricoltore, che dopo 25 anni di certificazione bio, ha deciso di non rinnovarla. Vi chiederete il perché. Ne diamo alcuni cenni.

……ho deciso di recedere dal sistema di controllo biologico perché ritengo che la certificazione biologica abbia perso molte delle sue vere e basilari prerogative.

Che si riferisca al business creato dietro alla vendita di prodotti biologici? Forse.

Il signor Ivo si scaglia principalmente contro le aziende di certificazione, pagate anch’esse dagli stessi produttori. Voi, a seguito di un congruo pagamento, rifiutereste una certificazione? Moralmente, probabilmente si.

Con questo non do la colpa della sopravvenuta aridità del sistema di certificazione biologica solo agli organismi di controllo, anzi anche loro sono spesso diventati dei semplici esattori e riempitori di carte che pagano a loro volta cifre elevatissime per farsi controllare le scartoffie che producono da organismi superiori di controllo ancora più sterili e fuori da ogni realtà, ma la colpa di questo stato folle della certificazione biologica è anche degli stessi agricoltori biologici, che accettano supinamente legislazioni e disposizione che nulla hanno a che fare con una sana e consapevole agricoltura biologica….

Di questi discorsi ne abbiamo sentito parlare anche in fiera. Una coincidenza? Crediamo di no. Qualcosa forse di vero sotto ci sarà.

La certificazione biologica odierna è soprattutto carta, per il 70% completamente inutile e facilissima da “costruire” a tavolino se si ha voglia e tempo, con ben poca attenzione per esempio all’humus nel terreno, alla qualità dei semi, alla qualità finale del prodotto, alle razze degli animali allevate etc.

………

Facciamo solo qualche esempio sull’inutilità e sulla inadeguatezza della certificazione biologica odierna: oggi l’agricoltura biologica si basa su un regolamento CE che dice cosa si può usare, ma per esempio se io non uso nulla di cosa dice questo regolamento, va bene lo stesso e sono perfettamente bio certificato, e se uso prodotti vietati ma che non lasciano traccia nelle analisi, e ce ne sono sempre più casi sempre in grandi aziende, sono sempre certificato bio….

Quindi si mette in luce un sistema poco chiaro di certificazione, che tende più a far incassare l’ente certificatore, anziché far garantire una maggiore qualità al prodotto che l’utente finale consuma.

La certificazione bio è business o qualità?

Al di là delle domande provate a pensare a dove vengono insediati i campi per la coltivazione e la crescita dei prodotti. A volte sono vicini a grosse aziende, che bruciano prodotti non sempre salutari. L’aria è inquinata, i terreni, grazie alle piogge, inquinate anch’esse.

La coltivazione biologica è davvero possibile oppure è solo una questione burocratica dove basta pagare?

Noi crediamo fermamente nell’alimentazione e nella produzione biologica. Quello che ci rende perplessi è il sistema con cui vengono svolti i controlli volti ad ottenere la certificazione. Non esistono protocolli ufficiali ne esiste una vera regolamentazione a livello europeo. Crediamo negli imprenditori e crediamo nei contadini che con tanti sacrifici ottengono la certificazione.

Fatevi un’idea anche voi, informatevi, e poi fateci sapere cosa ne pensate.

L’intervista è stata presa dal sito http://www.agribionotizie.it/ che ringraziamo per la disponibilità. 
Certificazioni Bio. Business o qualità? ultima modifica: 2016-09-15T16:19:09+00:00 da facciamolobio

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